Giu
14

Quando i condomini pagano il writer

Keith Harring

Se non puoi combatterli fatteli amici, e magari persino…fornitori. Si potrebbe riassumere con questa massima il nuovo rapporto fra writer e residenti dei condomini. Se pare ormai evidente che proteggere in maniera perpetua i muri dalle bombolette spray è impresa se non impossibile, quantomeno piuttosto ardua, molti condomini hanno deciso di giocare d’anticipi commissionando loro stessi la realizzazione di murales che arrivano addirittura a dare se non valore incrementale, perlomeno carattere all’edificio. Uno dei primi esempi a Milano è stato quello della parrocchia dei Santi Quattro Evangelisti che ha dedicato ai writer l’intero muro di confine sulla via Magliocco, la meno controllabile e oggi di sicuro la più colorata, accattivante e particolare. A seguire sono arrivati moltissimi altri interventi commissionati da privati; i grandissimi murales di Via Morosini che si affacciano sul giardino della cultura, quello di via Pio IV che racconta i grandi personaggi della storia di Milano e così via.

La tendenza si sta allargando a macchia d’olio e trova sempre maggiori consensi, oggi commissionano questo genere di opere, che da elementi considerati di degrado diventano invece difensivi da esso, sia enti, sia singoli cittadini sia condomini interi.

C’è chi sceglie di offrire il proprio muro ad artisti già affermati e chi, invece, si trasforma in moderno mecenate per dare spezio (è il caso di dirlo) a giovani virtuosi della street art. Oggi il suo nome è famoso, ma ricordiamo che anche Keith Haring cominciò, come dicevano alcuni, imbrattando i muri.

Oggi, se il muro di casa vostra avesse un’opera di Haring, probabilmente non chiamereste il comune per cancellarla.

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